Forum Ciu: aumenta domanda professioni intellettuali
Nuovi posti di lavoro saranno su posizioni manageriali o tecniche di alto livello
Si è svolto nei giorni scorsi a Pescara un forum della Ciu (Confederazione italiana di unione delle professioni intellettuali) sul tema: 'Il ruolo delle professioni intellettuali e dei quadri nel cambiamento dell'economia italiana ed europea'. "Guardando alla fase post-crisi, l'Unione europea alla fine di febbraio 2010 - ha affermato Corrado Rossitto, presidente Ciu, nella sua relazione - ci comunica che la maggior parte dei nuovi posti di lavoro (circa 8,5 milioni) saranno su posizioni manageriali (quadri, dirigenti, liberi professionisti) o tecniche di alto livello, in quanto vi è un cambiamento all'interno delle strutture occupazionali, con una duplice polarizzazione dell'occupazione (alte qualifiche o occupazioni manuali). La natura dell'evoluzione industriale e tecnologica fa crescere la domanda di personale altamente qualificato. Di queste professioni intellettuali si prevede in un aumento di circa 16 milioni di posti con un calo di 12 milioni per le qualifiche di basso livello professionale. In percentuale, le qualifiche di alto livello in Europa passeranno dal 29% del 2010 a circa il 35% nel 2020 mentre il personale scarsamente qualificato scenderà dal 20 al 15%, le qualifiche di medio livello resterà attorno al 50%". "Il governo Italiano - ha proseguito Rossitto - di fronte a questo scenario deve prendere delle decisioni per adeguare rapidamente il potenziale delle competenze, cioè avviare una seria formazione continua, uno 'status' adeguato ai potenziali quadri del pubblico impiego; la riforma delle professioni libere e così via onde adeguarci al mercato europeo delle alte qualifiche ed evitare la fuga di risorse intellettuali. Il Cedefop ci avverte che anche nazioni in rapido sviluppo come Brasile, Russia, India e Cina (i cosidetti Paesi Bric) stanno investendo molto nelle risorse umane altamente qualificate e questo dovrebbe preoccupare la nostra 'qualità' produttiva sul piano della concorrenza".
"Lo scenario italiano delle cifre - ha concluso Rossitto - ci dice invece che i quadri, ad esempio, sono pochi e mal distribuiti. Aumentano, è vero, del 4,5% tra il 2007 al 2008 ma con disuguaglianza territoriale preoccupante, che conferma la crisi economica nel Mezzogiorno. Al Nord i quadri aziendali sono il 69% del totale nazionale, al Centro il 27% e nel Sud solo il 5%. Le donne quadro in Italia sono il 26% del totale gli uomini il 74%".
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